mercoledì, 24 gennaio 2007

X.

 -         La macchina non ha niente. Solo un po’ di polvere.

Così si sente dire dal sosia di Dalì. Ma lui non l’ha quasi neanche guardata la macchina. E allora la ragazza dai capelli scuri si fa perplessa, ed è perplessa pure mentre Gea le stampa sul cappotto buono le sue zampe fangose. Niente di che, si intende, solo una sosta alla lavanderia non prevista. Ecco, sì, solo questo.

-         ma allora perché non funziona?

Il sosia di Dalì si gratta un sopracciglio con aria perplessa, richiama Gea che sta esagerando con le sue dimostrazioni di affetto.

-         davvero non si è resa conto di cosa è successo?

Ma la risposta delle pupille stupite è più eloquente di qualunque parola.

Bene.

E allora forse è il caso di dirla la verità, una buona volta, anche se sembrerà follia.

Ed ecco una sedia apparsa da sotto il banco a sorreggere l’incredulità. La ragazza si appoggia ma non sa perché deve appoggiarsi. Però lo fa e intanto scrolla come può le tracce di fango all’altezza delle ginocchia, e accarezza Gea dietro le orecchie per tenerla buona.

Il sosia di Dalì ha occhi vivaci e baffi più all’insù di sempre.

E accade. Tutta la verità in quella frase che teme e si aspetta. E quanto più se l’aspetta tanto più si ribella.

E no, non può essere. Non scherziamo. Qui stiamo parlando di una macchina da scrivere mica di un congegno magico. E poi no, non esistono congegni magici. E poi sì, ho una clamorosa fantasia, ma questa no, non si chiama fantasia, questa è follia.

Scattare dalla punta della sedia in piedi deludendo la testa di cane cucciolo che già mugola disapprovazione.

E sentire intanto uno strano rullio al posto del muscolo cardiaco. Si chiami paura. Si chiami sorpresa… comunque si chiami è lì: un rullio che è un po’ angoscioso.

Reagire accusando il sosia di Dalì? Accusandolo di pazzia? Forse dovrebbe, potrebbe. Forse. Ma non cesserebbe quello strano rullio che le causa la certezza della verità.

- vado a casa, sì. Vado a casa, è meglio. Grazie per la macchina. Ora funzionerà. Ne sono certa.

postato da: Narina alle ore 17:50 | link | commenti
categorie: racconto
lunedì, 08 gennaio 2007

IX

È passata un’altra settimana. Semplice. Sì, l’aperitivo con un amico. Il concerto jazz in un locale lungo il fiume. Poi niente. La macchina da scrivere a riposare sotto una stoffa perché non si carichi di polvere. In attesa che il sosia di Dalì suggerisca il da farsi.
Il ricordo delle percezioni sbiadisce sempre, il ricordo delle coincidenze, quelle che ci hanno fatto sobbalzare quasi per una strana indefinibile paura (che sì, si può forse chiamare paura), in parte resta, ma si fa silenzioso. Non crea fastidi.

Il sosia di Dalì alleva gatti per lei e lei lo ignora. È che un gatto non può mancare in una casa con macchina da scrivere. I gatti fanno sempre bene all’ispirazione, oltre ad abbassare la pressione se uno ha problemi di ipertensione. Ma questo non è il caso della ragazza dai capelli scuri. Solo l’idea è passata per un attimo nella mente del sosia di Dalì.
È così. Alleva gatti per lei. In casa c’è Gea e accanto al mercatino ci sono i gatti. Arrivano a frotte e si appostano dietro le macchine in sosta a distanza di sicurezza dal cane giovane. Il sosia di Dalì si porta sempre dietro qualcosa per loro e non dubita che un giorno troverà il gatto giusto per lei.
Per ora c’è da aspettarla. E questa volta arriverà. Si sistema la sciarpa attorno al collo intanto. Fa un fischio a Gea che si è allontanata troppo inseguendo rari piccioni. Risponde ad una signora che gli chiede il prezzo di una statua. e poi eccola: prima di vederla sente il suo passo tra la gente. Ha i capelli raccolti sotto il cappello, tanto che sembra li abbia tagliati, e ha una sciarpa rossa tirata sulla bocca, e poi ha dei guanti multicolore, e ha il suo idolo silenzioso sotto il braccio, protetto da una stoffa chiara.

La ragazza dai capelli scuri si ferma davanti al banco, fa una carezza a Gea che è venuta a giocare coi lacci delle sue scarpe, aspetta che le due signore davanti a lei vadano via. E ha gli occhi bassi e non si accorge che il sosia di Dalì guarda lei, aspetta lei, e che quasi non risponde alle richieste delle due donne in pelliccia davanti a lui.
E poi infine, eccoli di fronte. Lei ha una gran voglia di raccontare dell’uomo con la barba, della pozzanghera e del pesce baffuto, ma poi si rende conto che non ha senso, che tutte quelle divagazioni (sì, perché altro non sono se non divagazioni della sua testa) non possono interessare ad uno sconosciuto, e che è andata lì per la macchina, solo per la macchina. Arrossisce, senza volerlo. E tutto quello che le è venuto in mente è messo a tacere. Resta un “questa macchina deve avere qualche problema; può aiutarmi?”
E il sosia di Dalì che un attimo prima si aspettava una confessione, e in punta di piedi attendeva, e non stava più nella pelle, e si diceva “ha capito, certo che ha capito”, deve tendere le braccia con una certa visibile delusione per prendere l’idolo infagottato.
E lei se ne accorge, si accorge per forza della sua delusione, anche perché è sensibile questa ragazza dai capelli scuri. Strano che ancora non abbia capito qual è la verità.

postato da: Narina alle ore 17:22 | link | commenti (1)
categorie: racconto
domenica, 07 gennaio 2007

postato da: Narina alle ore 19:01 | link | commenti
categorie: di cinema e simili
venerdì, 05 gennaio 2007



T. Pericoli (Dalla finestra)
dalla finestra:
un parto di nuvole chiare e poi orizzonti infiniti e non un cortile angusto con panni stesi (che pure quello ha il suo fascino)
dalla finestra:
tessuti che disegnano colline, e manciate di vita comprate a poco prezzo da un mercatino nascosto.

differenza di prospettive.
Ma a parte tutto mi piaceva il quadro


postato da: Narina alle ore 17:51 | link | commenti
categorie: ispirazioni

Scritto sul viso....

Ciascuno di noi scrive ogni giorno, e per tutta la vita, un racconto: lo scrive, inconsapevolmente, sulla propria faccia.

"Il viso è il luogo in cui i processi psichici si coagulano in forme solide". (G. SIMMEL)

"Ma sappiamo perché una faccia è diversa da un'altra? Conosciamo le regole di lettura di una faccia, la grammatica che sostiene la scrittura di quel racconto? Si possono studiare le sintassi, le figure, le analogie, le esclamazioni, le iperboli, le simmetrie e i bisticci tra nasi e zigomi, fronti e mascelle, lobi e capelli, occhiaie e narici? ...
"Gran parte di questi personaggi ci sono noti; conosciamo la loro storia e i loro scritti, ma abbiamo visto anche i loro volti sui giornali o nelle apparizioni pubbliche. Questo ci porta, credo, ad immaginare per ciascuno una "nostra" biografia che non si può scrivere, perché contiene non solo quello che abbiamo conosciuto, ma anche quello che di loro abbiamo visto scritto sulla faccia. Mi chiedo: può esistere un volto che, pur somigliando al volto vero, è ancora più vero, perché ne racconta la storia? E ancora, se è vero che in ogni momento siamo anche quello che saremo, dove cercare i punti in cui il racconto rivela il suo modo di svolgersi? Come potrebbe essere il volto che riassume tutto questo?". (T. PERICOLI)


postato da: Narina alle ore 17:39 | link | commenti (4)
categorie:
giovedì, 04 gennaio 2007

Leggendo...

Llevaba más de media hora en aquella inhóspita sala de espera, sin que me atendiera nadie, cuando se abrió la puerta y apareció una mujer en cuya frente estaba escrito mi destino.

 (Juan José Millás, Mecánica popular)

 
Letto in « Cuentos con Cervantes », che a Madrid hanno stampato in occasione del centenario del Quijote. una serie di racconti assurdi, che immagino non tradotti in italiano. ma questo, ragazzi miei, contiene delle verità sacrosante. e anche a chi mastica poco lo spagnolo non può sfuggire questa storia del destino scritto sulla fronte. già, proprio così. il protagonista aspetta in una sala e non si sa bene che aspetta. in realtà non lo sa neppure lui. ed ecco che entra qualcuno et voilà, si tratta di una delle donne sulla cui fronte sta scritto il suo destino.

dico vi è mai capitato di trovare qualcuno sul cui volto stava scritto il vostro destino?e soprattutto vi è mai capitato di pensare che sul volto di qualcuno può stare scritto il vostro destino?

a me credo di sì, credo che sia capitato. e non lo sapevo...

un brivido


postato da: Narina alle ore 20:27 | link | commenti
categorie: ispirazioni
mercoledì, 03 gennaio 2007

VIII.

La verità. Cos’è la verità.

La ragazza dai capelli scuri si è alzata con questa frase nella testa. Residuo di un sogno forse. Forse reazione alla strana avventura della sera prima.

Un’angoscia strana, da tagliare a fette, prima della vasca da bagno. Poi niente. Solo il tiepido bisogno di dormire.

E di nuovo ora preme il bisogno di riparare la macchina da scrivere o forse riparare se stessa e capire certe inquietudini. E però sa che il sosia di Dalì non ci sarà prima di domenica a meno che non riesca a scovarlo da qualche altra parte, in giro per le strade.

Ma in fondo il suo tenero arrugginito idolo può aspettare. Lo guarda, inondato dalla luce del mattino. Nell’aria l’odore del pane fresco e di cornetti caldi (il forno di sotto). E desiderio di un camino. Sì, proprio un camino da casa antica, con fuoco acceso. E basta.

 

E invece no, e invece c’è un lavoro da svolgere, la biglietteria da aprire. E c’è da correre per la strada perché la sveglia non ha suonato quando era il momento e se ne accorge ora, mentre casualmente sfiora con lo sguardo l’orologio della cucina. E la casa è fredda, mio Dio, com’è fredda.

 

Via, nell’odore di neve che punge. E arriverà, certo che arriverà. Non troppa. Giusto qualche fiocco.

Dei ragazzi pattinano sulla pista artificiale, inguantati. La ragazza con i capelli scuri si cala sul viso il cappello e cammina a passo svelto, il più svelto che ha.

 

Finché..

 

Finché deve rallentare, perché c’è un traffico incredibile, perché, si capisce bene per quale motivo, una serie di macchine stazionano e strombettano, e neppure i pedoni riescono a proseguire. C’è una folla di gente, nel mezzo un gruppo di turisti cinesi chiaramente disorientati. Lei riesce a infilarsi incuneandosi tra i gomiti e i fianchi, tra le stoffe e le sciarpe e gli odori e le perplessità di uno due tre quattro…venti circa passanti. E poi basta. Resta bloccata pure lei, e guarda in su, uno spicchio di cielo che non sembra da neve. E mentre si sta spaesando proprio allora lo sente: un respiro. C’è un vociare confuso, tutti che si domandano che succede, e arrivano delle ambulanze e poi la polizia…  eppure lei sente un respiro. Così vicino. E tutto il resto scompare. Un respiro come un richiamo. E si gira sì, perché uno non può mica respirare così sul collo altrui come fosse niente, fintamente risentita perché in realtà non lo è. Si gira perché è curiosa, perché sa, sente, che quel respiro non era casuale.

Però niente. Dietro di lei una mamma con bambino.

Si fanno interrogative le pupille, si piegano le sopracciglia. Nel dubbio.

postato da: Narina alle ore 15:47 | link | commenti
categorie: racconto

Qualcuno forse un giorno capirà
ma sarà troppo tardi.

Da un po’ di giorni si è aperta

Una falla nell’armadio dei ricordi.

È un’inondazione.

Come sentirle ora certe emozioni

Come viverle ora.

(con un certo doloroso stupore)


 



postato da: Narina alle ore 10:06 | link | commenti (2)
categorie: attimi

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