venerdì, 26 gennaio 2007

e no....

E no, non dovrebbe dispiacermi così tanto… è solo un film. Solo un film che qualcuno ha rubato perché per caso era in uno zaino momentaneamente abbandonato su una sedia in un locale.

No, proprio no.

E invece.

E invece lo so che la mia faccia è più triste di quel che meriti un dvd.

Le conseguenze dell’amore. 

Prestato. Dopo richieste e richieste.

L’incauto amico non se n’è preso cura abbastanza.

Tutto passa. Non è forse così? e come non avrò più notizie del donatore, così non saprò più nulla di quali strade avrà preso il film.

Peccato. A parte tutto era veramente un bel film e l’avrei rivisto con piacere. Forse anche stasera l’avrei rivisto…

 

 

postato da: Narina alle ore 17:40 | link | commenti (3)
categorie: attimi, di cinema e simili
mercoledì, 24 gennaio 2007

X.

 -         La macchina non ha niente. Solo un po’ di polvere.

Così si sente dire dal sosia di Dalì. Ma lui non l’ha quasi neanche guardata la macchina. E allora la ragazza dai capelli scuri si fa perplessa, ed è perplessa pure mentre Gea le stampa sul cappotto buono le sue zampe fangose. Niente di che, si intende, solo una sosta alla lavanderia non prevista. Ecco, sì, solo questo.

-         ma allora perché non funziona?

Il sosia di Dalì si gratta un sopracciglio con aria perplessa, richiama Gea che sta esagerando con le sue dimostrazioni di affetto.

-         davvero non si è resa conto di cosa è successo?

Ma la risposta delle pupille stupite è più eloquente di qualunque parola.

Bene.

E allora forse è il caso di dirla la verità, una buona volta, anche se sembrerà follia.

Ed ecco una sedia apparsa da sotto il banco a sorreggere l’incredulità. La ragazza si appoggia ma non sa perché deve appoggiarsi. Però lo fa e intanto scrolla come può le tracce di fango all’altezza delle ginocchia, e accarezza Gea dietro le orecchie per tenerla buona.

Il sosia di Dalì ha occhi vivaci e baffi più all’insù di sempre.

E accade. Tutta la verità in quella frase che teme e si aspetta. E quanto più se l’aspetta tanto più si ribella.

E no, non può essere. Non scherziamo. Qui stiamo parlando di una macchina da scrivere mica di un congegno magico. E poi no, non esistono congegni magici. E poi sì, ho una clamorosa fantasia, ma questa no, non si chiama fantasia, questa è follia.

Scattare dalla punta della sedia in piedi deludendo la testa di cane cucciolo che già mugola disapprovazione.

E sentire intanto uno strano rullio al posto del muscolo cardiaco. Si chiami paura. Si chiami sorpresa… comunque si chiami è lì: un rullio che è un po’ angoscioso.

Reagire accusando il sosia di Dalì? Accusandolo di pazzia? Forse dovrebbe, potrebbe. Forse. Ma non cesserebbe quello strano rullio che le causa la certezza della verità.

- vado a casa, sì. Vado a casa, è meglio. Grazie per la macchina. Ora funzionerà. Ne sono certa.

postato da: Narina alle ore 17:50 | link | commenti
categorie: racconto
lunedì, 08 gennaio 2007

IX

È passata un’altra settimana. Semplice. Sì, l’aperitivo con un amico. Il concerto jazz in un locale lungo il fiume. Poi niente. La macchina da scrivere a riposare sotto una stoffa perché non si carichi di polvere. In attesa che il sosia di Dalì suggerisca il da farsi.
Il ricordo delle percezioni sbiadisce sempre, il ricordo delle coincidenze, quelle che ci hanno fatto sobbalzare quasi per una strana indefinibile paura (che sì, si può forse chiamare paura), in parte resta, ma si fa silenzioso. Non crea fastidi.

Il sosia di Dalì alleva gatti per lei e lei lo ignora. È che un gatto non può mancare in una casa con macchina da scrivere. I gatti fanno sempre bene all’ispirazione, oltre ad abbassare la pressione se uno ha problemi di ipertensione. Ma questo non è il caso della ragazza dai capelli scuri. Solo l’idea è passata per un attimo nella mente del sosia di Dalì.
È così. Alleva gatti per lei. In casa c’è Gea e accanto al mercatino ci sono i gatti. Arrivano a frotte e si appostano dietro le macchine in sosta a distanza di sicurezza dal cane giovane. Il sosia di Dalì si porta sempre dietro qualcosa per loro e non dubita che un giorno troverà il gatto giusto per lei.
Per ora c’è da aspettarla. E questa volta arriverà. Si sistema la sciarpa attorno al collo intanto. Fa un fischio a Gea che si è allontanata troppo inseguendo rari piccioni. Risponde ad una signora che gli chiede il prezzo di una statua. e poi eccola: prima di vederla sente il suo passo tra la gente. Ha i capelli raccolti sotto il cappello, tanto che sembra li abbia tagliati, e ha una sciarpa rossa tirata sulla bocca, e poi ha dei guanti multicolore, e ha il suo idolo silenzioso sotto il braccio, protetto da una stoffa chiara.

La ragazza dai capelli scuri si ferma davanti al banco, fa una carezza a Gea che è venuta a giocare coi lacci delle sue scarpe, aspetta che le due signore davanti a lei vadano via. E ha gli occhi bassi e non si accorge che il sosia di Dalì guarda lei, aspetta lei, e che quasi non risponde alle richieste delle due donne in pelliccia davanti a lui.
E poi infine, eccoli di fronte. Lei ha una gran voglia di raccontare dell’uomo con la barba, della pozzanghera e del pesce baffuto, ma poi si rende conto che non ha senso, che tutte quelle divagazioni (sì, perché altro non sono se non divagazioni della sua testa) non possono interessare ad uno sconosciuto, e che è andata lì per la macchina, solo per la macchina. Arrossisce, senza volerlo. E tutto quello che le è venuto in mente è messo a tacere. Resta un “questa macchina deve avere qualche problema; può aiutarmi?”
E il sosia di Dalì che un attimo prima si aspettava una confessione, e in punta di piedi attendeva, e non stava più nella pelle, e si diceva “ha capito, certo che ha capito”, deve tendere le braccia con una certa visibile delusione per prendere l’idolo infagottato.
E lei se ne accorge, si accorge per forza della sua delusione, anche perché è sensibile questa ragazza dai capelli scuri. Strano che ancora non abbia capito qual è la verità.

postato da: Narina alle ore 17:22 | link | commenti (1)
categorie: racconto
domenica, 07 gennaio 2007

postato da: Narina alle ore 19:01 | link | commenti
categorie: di cinema e simili

La moustache...

...o L'amore sospetto (perché le traduzioni in italiano non corrispondono mai all'originale?)

Marc un giorno decide di tagliarsi i baffi. E non è niente di eccezionale se non fosse per il fatto che li porta sin da quando era ragazzo. Si aspetta quindi che sua moglie Agnes commenti il fatto. Invece nulla. Neppure le altre persone del suo entourage sembrano accorgersi del cambiamento. Nel momento in cui si decide a chiedere un parere gli viene detto che la domanda è assurda: lui non ha mai portato i baffi. Inizia così una spirale di presunta follia che coinvolge in modo particolare la coppia. Agnes vuole farlo visitare da uno psichiatra. Lui si convince sempre più o che sia lei a non essere più in sé o che si tratti di un complotto ordito ai suoi danni. Un viaggio ad Hong Kong dovrebbe aiutarlo a fare chiarezza. Ma...


(che la realtà non è proprio quella che credevamo che fosse.
e il film è abbastanza surreale sì, ma è vero che a volte le cose che sono importanti per noi non lo sono per gli altri.
e esistono prospettive differenti.
e poi uno due tre pensieri che non riescono a venire fuori. quanto è contorta la mia testa certe volte).

però suggestivo il film.
postato da: Narina alle ore 18:37 | link | commenti (1)
categorie: di cinema e simili
sabato, 06 gennaio 2007

Je m'en vais...

Ce soir je m'en vais.
Ce soir, je m'arrache le coeur
Peut être un jour je reviendrais…
J’entends toujours ton rire au loin...

(M.C)
postato da: Narina alle ore 20:45 | link | commenti (2)
categorie:

Dedicato a nessuno...

O forse no, forse mento a me stessa.
che in questa notte strana, con un bicchiere di sidro, io che posso anche estraniarmi, con tutti che parlano una lingua che non è la mia...in questa notte strana, con questa elettricità tutta spagnola per l'attesa de los Reyes, non cessano i ricordi. e non capisco, giuro non capisco da dove sono saltati fuori. questa folla di pensieri proprio tra la gente (tutta quella gente per paseo de Recoletos).

dedicato a qualcuno allora, perchè forse ogni pensiero, ogni sguardo puntato verso l'alto, verso queste scie di luci dal cielo (e non), ogni pensiero ha un nome. uno due tre nomi. forse uno su tutti. forse un paio su tutti.
forse a chi un giorno è arrivato e gli avevano rubato anche l'anima (sì?), chi ora avrà trovato (e lo spero, quanto lo spero) un focolare e qualcuno che gliela ricucia l'anima, perchè io no, non sono stata capace.

(Ciao Miki, spero che tu stia bene, ovunque sia finito e chiunque ti abbia raccolto, come un gatto randagio...già come un gatto randagio...)

e dedicato a qualcuno che è arrivato dopo.qualcuno che lo so passerà di qui, senza fare rumore, ma passerà. quindi sì, sappilo, dedicato pure a te. perchè la mia memoria, come quella di Ireneo Funes, ora ricorda tutto ma proprio tutto. e giuro, non so perchè.

in attesa de los Reyes Magos....
postato da: Narina alle ore 00:19 | link | commenti (3)
categorie: attimi
venerdì, 05 gennaio 2007

(detto tra parentesi)

detto tra parentesi così
mi è fuggito un orecchino dalle parti di Fuencarral.
un orecchino rosso, bello, non sapete quanto.
non gli mancava niente. faceva le sue sfilate. dormiva nella sua scatolina di notte.
ed era così poco che eravamo insieme. comprato da un mercatino (che meraviglia i mercatini).
così, se qualche bravo turista italiano lo trova  solo solo e in preda al panico, perchè magari si è pentito, beh, niente, almento lo raccolga...e gli sussurri con quanta tristezza lo pensa la sua vecchia padrona inconsolabile...
postato da: Narina alle ore 17:59 | link | commenti
categorie:



T. Pericoli (Dalla finestra)
dalla finestra:
un parto di nuvole chiare e poi orizzonti infiniti e non un cortile angusto con panni stesi (che pure quello ha il suo fascino)
dalla finestra:
tessuti che disegnano colline, e manciate di vita comprate a poco prezzo da un mercatino nascosto.

differenza di prospettive.
Ma a parte tutto mi piaceva il quadro


postato da: Narina alle ore 17:51 | link | commenti
categorie: ispirazioni

Scritto sul viso....

Ciascuno di noi scrive ogni giorno, e per tutta la vita, un racconto: lo scrive, inconsapevolmente, sulla propria faccia.

"Il viso è il luogo in cui i processi psichici si coagulano in forme solide". (G. SIMMEL)

"Ma sappiamo perché una faccia è diversa da un'altra? Conosciamo le regole di lettura di una faccia, la grammatica che sostiene la scrittura di quel racconto? Si possono studiare le sintassi, le figure, le analogie, le esclamazioni, le iperboli, le simmetrie e i bisticci tra nasi e zigomi, fronti e mascelle, lobi e capelli, occhiaie e narici? ...
"Gran parte di questi personaggi ci sono noti; conosciamo la loro storia e i loro scritti, ma abbiamo visto anche i loro volti sui giornali o nelle apparizioni pubbliche. Questo ci porta, credo, ad immaginare per ciascuno una "nostra" biografia che non si può scrivere, perché contiene non solo quello che abbiamo conosciuto, ma anche quello che di loro abbiamo visto scritto sulla faccia. Mi chiedo: può esistere un volto che, pur somigliando al volto vero, è ancora più vero, perché ne racconta la storia? E ancora, se è vero che in ogni momento siamo anche quello che saremo, dove cercare i punti in cui il racconto rivela il suo modo di svolgersi? Come potrebbe essere il volto che riassume tutto questo?". (T. PERICOLI)


postato da: Narina alle ore 17:39 | link | commenti (3)
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