E così la ragazza dai capelli scuri se n’è andata lasciando il sosia di Dalì muto e pensieroso. Quando non è possibile dire di più. Quando forse le cose vanno scoperte da soli, provate sulla pelle… Gea ha fissato la figura in nero fuggire con passo malsicuro attraverso i banchi, con un mugolio di rimpianto per le carezze or ora cessate. E per i lacci. Non dimentichiamoci i lacci.
E lei sente ora bruciarle tra le braccia il suo idolo pericoloso. Non basta pensare che sia tutta una follia per convincersi che non sia vero. No, ecco, non ci vuole pensare. Ma non è facile. L’inquietudine punge sotto la lingua. Un soprammobile, farne un soprammobile. E basta. Così, nel dubbio non accadrà nulla. Ma le leggi della fisica…? Insomma come si fa a pensare che sia davvero possibile mutare le cose, cambiare i destini solo scrivendo due righe con una macchina da scrivere? Che non ha niente di speciale tra l’altro. Un po’ arrugginita, un po’ troppo vecchia, anche un po’ troppo rovinata. Anche se comunque splendida.
Non pensiamoci, no. Ecco, per ora, un originale soprammobile.
Così è.
E pensiamo momentaneamente ad altro, facciamo finta di dimenticarci. A volte capita, no? A volte il sapore delle coincidenze ci resta attaccato alla pelle costringendoci a costruire dei delicatissimi mondi, anche se non vogliamo. Per la ragazza dai capelli scuri non si tratta solo di una coincidenza. Pensiamo a quando dovesse pungere di più.
